La sindrome del nido vuoto: quando i figli escono di casa

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All’interno del ciclo di vita di una famiglia, l’uscita di casa dei figli è un momento di passaggio, spesso carico di difficoltà e paure, ma può rappresentare anche una possibilità evolutiva in quanto da una parte il nucleo originario diventa un trampolino di lancio per i figli, dall’altra offre la possibilità alla coppia di reinvestire nel proprio progetto di vita coniugale. I compiti che spettano al giovane adulto sono essenzialmente due: il primo si concretizza nella definizione di un progetto di vita e il secondo nel portare a termine il proprio processo di individuazione, in modo da potersi separare dalla famiglia continuando però a nutrire un senso di appartenenza nei suoi confronti.
 
Con l’espressione sindrome del nido vuoto si definisce quel particolare stato psicologico che si manifesta nei genitori nel momento in cui i propri figli, per vari motivi, lasciano la loro abitazione, il nido appunto. Questa fase del ciclo di vita è particolarmente delicata in quanto la madre e il padre si trovano ad affrontare improvvisamente una situazione di solitudine e abbandono, a vivere in una casa che per molto tempo hanno condiviso con i loro figli. Si sperimenta quel senso di vuoto, una sorta di ferita emotiva che può addirittura creare meccanismi disfunzionali tra genitore e i loro figli. Con l’uscita di casa dei giovani, i genitori hanno bisogno di reinvestire nella coppia. È proprio in questa fase che si verifica il passaggio da coppia genitoriale a coppia coniugale. La casa si svuota e i partner si ritrovano insieme, nonostante mantengano il ruolo genitoriale non più centrale come quando il figlio era più piccolo e richiedeva più cure.
 
La coppia ha bisogno di ritrovarsi, di coltivare una nuova dimensione di intimità emotiva e fisica, di condividere nuovi tempi e spazi. I partner infatti, impegnati fino a quel momento nel loro ruolo genitoriale, hanno, per tanti anni, vissuto la sfida del doppio accudimento, verso il figlio e verso il partner, che potrebbe generare non poche difficoltà specialmente nella vita di coppia.
 
Nel corso degli anni, infatti, i partner potrebbero identificarsi per lo più nel proprio ruolo genitoriale mettendo la propria individualità e i propri bisogni in secondo piano, vivendo principalmente in funzione dei bisogni dei figli e faticando a coltivare un proprio spazio. Parallelamente, i genitori, oltre a dover ritrovarsi come coppia, dovrebbero aiutare i propri figli a svincolarsi da loro, fungendo da trampolino di lancio. Il loro compito è quello di incoraggiare i figli a perseguire il proprio progetto di vita autonomo. Questo aiuto si dovrebbe concretizzare sia al livello materiale, ad esempio offrendo supporto economico durante il periodo degli studi, sia al livello psicologico, riconoscendo ai figli la condizione adulta e la loro autorità individuale.
 
Questo perché i figli hanno la necessità di essere riconosciuti nella loro capacità autonoma di dirigere la propria vita, di definire le proprie priorità, di scegliere. Questo non significa certo l’interruzione dei rapporti familiari, ma una riorganizzazione di essi, con relazioni che siano maggiormente “alla pari”, fra adulti.
In questa nuova organizzazione familiare però non dovrebbe mancare la possibilità per i genitori di restare un importante punto di riferimento, nonostante l’indipendenza dei figli e per questi ultimi l’occasione di sperimentarsi in un modo nuovo e più responsabile.

 

Dott.ssa Arianna Plutino

Specialista Mente&Relazioni

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